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| IL BOLLETTINO |
BARLETTA
CROLLO DI VIA ROMA
3 ottobre 2011
LETTERA APERTA DI UN MISSIONARIO BARLETTANO
AI SUOI CONCITTADINI
Carissimi amici,
in questi giorni sono rimasto colpito dalla tragedia del crollo di un edificio nella mia città di Barletta, avvenuto lo scorso 3 ottobre. Dopo
alcuni giorni di riflessione e preghiera, ho scritto questa lettera che invio ai miei concittadini tramite il mio parroco don Sabino Lattanzio.
È la mia maniera di esprimere solidarietà e di esortare a un impegno rinnovato nella ricostruzione di una città a misura d’uomo.
Carissimo don Sabino,
confratello nel sacerdozio e amico
di infanzia, ti scrivo per esprimere
la mia solidarietà a te e a tutta la
comunità di San Giacomo Maggiore
per la tragedia che si è abbattuta nel
territorio della nostra amata parrocchia
con il crollo della palazzina di via
Roma.
Ho seguito con angoscia tutto
quello che è avvenuto. Per noi che
viviamo all’estero la sofferenza si
fa ancora più grande per causa della
distanza. Ho passato ore davanti
al computer per seguire le vicende.
Sono rimasto molto impressionato
dalla solidarietà di tutti i barlettani,
soprattutto di coloro che sin dal primo
momento si sono dati da fare per
cercare di salvare le vittime sotterrate.
Questa gara di generosità rivela
quanto sia buona l’anima dei barlettani
che, fedeli alla tradizione contadina,
sanno dare il giusto valore alla
vita e, formati alla dura scuola del
mare, sanno affrontare le burrasche
della vita senza perdere la speranza.
Peccato che tutto questo sforzo
non sia servito a salvare tutti. Quattro
donne e una adolescente hanno perso
la vita. Prego per loro e soprattutto
per le loro famiglie perché possano
sentirsi consolate dall’amore paterno
di Dio e dal grembo materno di Maria.
Vi abbraccio tutti con grande affetto.
Confesso che sono rimasto particolarmente
colpito dal Crocifisso e
dall’immagine della Madonna dello
Sterpeto appesi alla parete dell’edificio
crollato. Lo sai che sono molto devoto
della Madonna. Sul mio comodino,
accanto al mio letto, conservo una
immagine molto simile a quella. È a
Lei che dirigo lo sguardo quando mi
alzo e a Lei mi rivolgo quando mi corico.
Sono sicuro che il suo volto materno
mi segue in tutti gli istanti della
mia giornata. Quel Crocifisso e quel
quadro della Madonna appesi alla
parete, in salvo dal disastroso crollo,
sono segni dell’incrollabile fiducia dei
barlettani in Dio e nella loro patrona,
ma soprattutto sono l’impronta visibile
della presenza di Dio in questo momento
di dolore.
Alla corsa affannosa delle autorità
per scrollarsi di dosso le responsabilità
per quanto accaduto, Dio risponde
con la pedagogia della presenza. Non
se ne va, rimane fino all’ultimo.
Al polverone delle polemiche e al
chiasso delle accuse, Dio oppone il
silenzio eloquente dell’Amore. L’amore
non ha bisogno di essere detto e
gridato ai quattro venti, ma di essere
fatto, vissuto, realizzato, condiviso
e consegnato. La Croce dice tutto e
l’essenziale senza dire una parola.
A Pilati di turno che se ne lavano
le mani, Dio risponde facendosele
inchiodare alla Croce, dopo averle
usate per lavare e accarezzare i piedi
dei suoi discepoli e per spezzare e
distribuire il pane. Il mondo nuovo sta
nelle mani di chi sa usarle per servire
e condividere. Il mondo nuovo sta
nelle mani di coloro che hanno aiutato
a scavare nelle macerie e hanno fatto
la scelta della solidarietà.
È chiaro che avremmo voluto che
Dio salvasse tutti quanti dalla morte.
Nella nostra fede vacillante ci siamo
chiesti dove era Dio nel momento
dell’incidente. La sofferenza e, soprattutto
il dolore innocente, mettono
a dura prova la nostra fede. Ma Lui
ancora una volta ci ha sorpresi. È rimasto
lì, accanto alle vittime, presente
fisicamente nel Crocifisso e nella figura
della Madre che, come sul Calvario, è rimasta ai piedi della croce di
Antonella, Matilde, Maria, Giovanna e
Tina per prendersi cura di loro e non
restassero da sole nel momento del
passaggio. È questa l’immagine autentica
del nostro Dio. Chi lo cerca per
liberarsi dal dolore e dalla sofferenza è
sulla strada sbagliata. Dio non ci libera
dal dolore, ma si fa solidale nel nostro
dolore. Non ci aiuta con la sua onnipotenza,
ma con la sua fragilità. Si fa
prossimo dell’uomo nella sua sofferenza.
Sa quanto fa male il dolore perché
l’ha sentito sulla sua propria pelle.
Per la forza di un amore senza limiti,
attraverso il mistero dell’incarnazione,
Lui stesso ha abitato il dolore,
ha fatto propria l’impotenza dell’uomo
e ha voluto provare la condizione tragica
del suo esistere. Si è fatto debole
per amore, soltanto per amore. Grazie
a questo suo radicale coinvolgimento
nelle tenebre più fitte della miseria
umana, il dolore è stato redento ed è stata vinta la morte. Nella croce di
Gesù non solo si è compiuta la redenzione
mediante la sofferenza, ma la
stessa sofferenza umana è stata redenta.
Da quel momento, ogni uomo
che soffre, può farsi partecipe delle
sofferenze redentrici di Cristo. Chi
soffre con Cristo può contribuire alla
salvezza del mondo. Pertanto, auguro
a tutti voi che questa esperienza
di dolore si trasformi,
attraverso la partecipazione
al sacrificio di Cristo, in una
esperienza di salvezza per
tutti noi.
Ti confesso che mi ha fatto
molto male la bufera delle
polemiche. Vi ho visto ipocrisia,
mancanza di rispetto
e opportunismo politico.
Questo è il momento della
solidarietà, della vicinanza fraterna e
del sostegno dell’amicizia. Sono un
accanito difensore dei diritti umani.
Ho fatto del mio ministero missionario
un impegno in difesa della vita e della
dignità umana. È chiaro che sono
a favore dei diritti dei lavoratori, ma
non tollero quando ci si accanisce
contro la gente semplice. Se esistono
il mercato nero, la sotto-occupazione
e il mondo sommerso dell’economia
informale la colpa non è della povera
gente, ma di un sistema economico
perverso che, schiavo di una feroce
competizione e centrato sul profitto a
qualunque costo, esclude i deboli, i
piccoli e i fragili. La gente deve pur sopravvivere.
Invece di accanirsi contro
i poveri, i nostri amministratori pubblici,
a cominciare dalle più alte cariche
dello Stato, devono farsi promotori di
politiche pubbliche che garantiscano il
lavoro a tutti in condizioni degne. Devono
implementare politiche abitazionali
che consentano a tutte le famiglie
il diritto a vivere in una casa sicura.

Devono adottare piani urbanistici che
garantiscano città a misura d’uomo
e non degli interessi dell’abusivismo
edilizio. Devono offrire le condizioni
perché il Mezzogiorno possa liberarsi
dalle trame della malavita organizzata
e riuscire a vivere in pace. Se è grave il crollo di Via Roma, ancora più
grave è lo sfascio delle istituzioni italiane
sommerse dal fango della corruzione,
inghiottite nelle fogne degli
scandali a sfondo sessuale, travolte
dalla politica del malaffare che dirotta
i soldi delle tasse pagate dai lavoratori
onesti verso interessi di gruppi di
potere. Come convincere i lavoratori
onesti a pagare le tasse se i soldi
vengono buttati via? Non avete idea
di come tutte queste brutte notizie ci
creano imbarazzo all’estero. Stracciarsi
le vesti e gridare allo scandalo è solo ipocrisia. L’Italia dei santi, dei
filosofi, degli artisti e dei navigatori, è
oggi tristemente famosa per le escortgirls
che animano le feste dei palazzi.
Spero che sia fatta giustizia, ma
soprattutto desidero ardentemente
che dalle macerie di via Roma risorga
una voglia matta di costruire un mondo
più giusto e più fraterno, cementato
dalla solidarietà e dalla condivisione.
Le mani unite negli scavi possano
unirsi anche per reagire, per sconfiggere
la cultura dell’omertà, del comodismo,
della dipendenza e della rassegnazione.
I Barlettani non possono
lasciarsi trascinare dalla bufera delle
polemiche, ma devono diventare protagonisti
della ricostruzione di una città
non solo basata sui principi della
legalità e della cittadinanza, ma soprattutto
fondata sulla civilizzazione
dell’Amore. Diceva un vecchio vescovo
brasiliano che “solo il popolo salva
il popolo”. Non aspettiamo il paniere
che scende dal cielo. Rimbocchiamoci
le maniche e diamoci da fare.
Dio dica bene di tutti noi
Padre Saverio Paolillo
Barlettano
Missionario Comboniano in Brasile
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