Il Santuario dello Sterpeto custodisce, per
la venerazione dei fedeli, un’Icona della Madre di Dio, rappresentata
su fondo oro, a mezzo busto, tunica rossastra, manto verde scuro
con bordatura dorata e una stella sull’omero sinistro. Regge
sul braccio destro il Bambino Gesù, vestito di corta camicetta
bianca, stretta con anello alla piegatura del braccio esterno;
il divin Figlio avvicina il suo volto a quello della Madre, che
amorosamente
posa i suoi occhioni stupendi sul fedele, suscitando una commossa
contemplazione e facendo sorgere il desiderio di guardare ancora
quel volto bruno. Al di sopra due angeli incoronano la Vergine.
L’Immagine rappresenta la Divina Maternità, come indicano non solo
le lettere greche MP OV racchiuse in due cerchietti al lati della figura, che
significano “Madre di Dio”, ma soprattutto come dimostra l’atteggiamento
teneramente materno della Vergine.
Il quadro è su legno, formato dall’assemblaggio di cinque pezzi
e misura cm. 95x65. La pittura, eseguita a tempera, mostra qua e là delle
lacune e screpolature.
Questa la descrizione. Ma quale l’origine? Da dove e quando è arrivata?
Chi ne è l’autore?
Domande tanto antiche quanto legittime. Ma a domande così precise non
si è in grado, attualmente, di dare risposte altrettanto storicamente
precise, per mancanza di fonti documentate. La prima notizia scritta riguardante
la nostra Icona si trova in una cronaca della città di Foggia, che va
dal 1731 al 1782.
In mancanza di documenti probanti, si sono formulate in passato da storici
locali varie ipotesi, col supporto di tradizioni popolari. Ricordiamo quelle
più accreditate
da chi, direttamente o indirettamente, se ne è occupato.
Prima ipotesi: l’Icona è stata portata a Barletta durante la persecuzione
iconoclasta del secolo VIII, che in Oriente cercò di eliminare la
venerazione delle immagini sacre.
È
la solita ipotesi che spiega la provenienza di tante icone di stile bizantino,
venerate particolarmente nel territorio della Magna Grecia, specie in Puglia,
dove probabilmente, portando con sé immagini venerate, trovarono approdo
e asilo i monaci perseguitati in Oriente, perché sostenitori del culto
verso le immagini sacre.
Alla provenienza orientale si aggiunse la tradizione popolare di un ritrovamento
dell’Icona, in concomitanza della peste del 1656.
Seconda ipotesi: il sacro dipinto si può datare al secolo IX e attribuire
ad un artista pugliese se non barlettano, giacché anche nella Puglia,
durante il periodo di dominio greco, si ebbe un’arte bizantina.
Ambedue queste ipotesi sono insostenibili in quanto il tipo iconografico
della “Madonna
della tenerezza”, quello appunto raffigurato nella Icona dello Sterpeto,
non è generalmente presente nell’arte bizantina prima del
secolo decimo.
Terza ipotesi: l’Icona è stata portata in Puglia
da Crociati provenienti dalla Palestina.
È un’ipotesi probabile. La sua probabilità poggia su due
constatazioni.
Al tempo delle Crociate esisteva sulla costa adriatica pugliese, all’altezza,
in linea d’aria, della chiesa-convento benedettino allo Sterpeto, un approdo,
ora completamente interrato, chiamato enfaticamente “porto del Papa”,
da dove partivano e facevano ritorno imbarcazioni usate dai crociati. Niente
di più probabile che un gruppo di crociati, di ritorno dall’Oriente,
abbia lasciato in quella chiesa un’icona mariana, portata dalle terre
delle Crociate.
Una seconda constatazione è che durante i lavori dell’ultimo restauro
dell’Icona (1979) è comparsa, in alto a destra, una traccia pittorica
di cornice che può risalire, nel suo disegno e nei suoi colori, al tempo
delle Crociate. Ora proprio quest’ultimo particolare può essere
un punto di partenza e fornirci elementi per un’ulteriore ipotesi, più vicina
alla verità storica. Essa poggia sul fatto che l’arte del restauro,
se condotto con competenza, ha sempre dato una mano scientificamente autorevole
per raggiungere la verità sull’origine di dipinti. Si può formulare
quindi una
Quarta ipotesi: nella seconda metà del ‘500, su di una tavola
composta da cinque pezzi di diversa estensione, risalente al tempo delle conquiste
crociate (sec. XII?), fu raschiata la primitiva immagine mariana, incastonato
un precedente volto bizantino della Vergine e rifatto il resto del disegno pittorico.
Con ulteriori rimaneggiamenti e interventi restaurativi si è arrivati
all’attuale rappresentazione della Divina Maternità.
È l’ipotesi suggerita — autorevolmente — da chi ha curato
l’ultimo restauro, il Dott. Michele Giove, della Soprintendenza ai Beni
Culturali della Provincia di Bari. Egli confermò ciò che da altri
era stato constatato, e cioè che il volto della Vergine era di fattura
diversa dal resto del disegno pittorico, che rivela senza dubbio un’impostazione
cinquecentesca, mentre il volto bizantino apparteneva probabilmente ad un’altra
tavola ed eseguito con una tecnica usata largamente nel ‘300. In seguito
l’Icona fu sottoposta ad almeno tre restauri: forse nel ‘700-‘800,
nel 1949 e nel 1979.
Attualmente si può definire una bella icona che, se da un punto di vista
dell’arte, per le molteplici operazioni di ritessiture, si presenta come
un “palinsesto”, raschiato e ridipinto nell’arco di otto secoli,
non manca tuttavia di una sua bellezza e soprattutto mantiene intatto il valore
affettivo e religioso di cui quell’Immagine si è caricata nella
lunga e ininterrotta continuità di culto, iniziato prima ancora che la
Vergine dello Sterpeto fosse proclamata Patrona e principale Protettrice della
città di Barletta. |