Fuga in Egitto
Sta scendendo la sera: nella
piccola casa mamma Caterina fa le solite faccende di ogni giorno
con quella
serena gioia che prova il cuore vicino a Dio e a tutti coloro
che ama.
La piccola Barbara già dorme nella sua culla. Pierandrea è piantato
nel suo seggiolino, arrabbiatissimo per avere perduto due serate
della storia meravigliosa che la mamma sta raccontando.
- Mamma, ho portato l'Atlante geografico - avverte Stefano che
già conosce
il tema della serata.
- Bravo: vai a chiamare Mariagrazia; cominciamo subito.
Stefano corre nella sua cameretta e prende per una mano la sorellina
che stava lavorando con le forbici un pezzo di stoffa.
- Vieni, vedrai quant'è bello il racconto di stasera - le
dice.
- Io ho paura dei soldatacci...
- Ma no! Non ci sono stasera né spade né morti - la
rassicura il fratello.
Entrano in cucina quando già la mamma si è sistemata
nella sua poltrona.
- Dunque, voi ieri sera volevate sapere se fra quei bambini morti
c'era anche Gesù. Voi avete però subito capito che
egli, essendo il Figlio di Dio, non ci poteva essere, perché il
Padre celeste l'avrebbe salvato. Infatti così avvenne.
La notte, prima che arrivassero i soldati di Erode, un angelo apparve
in sogno a Giuseppe e gli disse: «Stai attento: quel cattivo
re Erode vuole uccidere il bambino: prendi perciò la madre
e lui e fuggi in Egitto». Giuseppe si svegliò di soprassalto
ed avvertì Maria di quanto aveva saputo in sogno.
- Ma i sogni non sono mica veri! - commenta Stefano.
- Sì, i nostri sogni strani non son veri, ma Giuseppe aveva
veramente veduto un angelo e ricordava benissimo le parole ascoltate
e poi era il Signore che gli ispirava nel cuore la certezza che si
trattava di un suo comando. Fatto sta che la Madonna non si mise
a discutere: il capofamiglia era Giuseppe ed ella avrebbe obbedito.
Si alzarono da letto e cominciarono subito a preparare le loro poche
cose. In una borsa c'era l'oro donato dai Magi, in un sacco di tela
misero i panni e un po' di provviste. Poi Maria prese il bambinello
sulle braccia e attese che tutto fosse pronto.
- E l'asino? - chiede Mariagrazia che non perde una sillaba del
racconto.
- L'asinello dormiva felice nella piccola stalla e quando Giuseppe
lo svegliò ci rimase male, ma gradì la molta biada
che gli fece mangiare. Quando la Madonna con il Bimbo in braccio
scese nella strada suonava la mezzanotte.
Era già primavera e l'aria aveva il tepore dolce dell'oriente;
nel cielo le stelle lontane fecero un inchino al padrone dell'universo
che dormiva nelle carni di un fanciullo.
L'asino accettò paziente il suo carico e guardò con
occhi umili la madre e il bambino che stavano seduti sul basto, felice
di essere utile alle creature più sante della terra.
- Via, mamma - interviene Stefano incredulo - l'asino mica capiva!
- Eh!, bambino mio, non parlava ma capiva, sono certa che capiva
perché anche le bestie sanno chi è il loro creatore
e signore. Ad ogni modo, capisse o no, quando Giuseppe lo prese per
la fune, si mosse obbediente, iniziando così il lungo e difficile
viaggio. Il gruppetto attraversò Betlem addormentata e presto
fu in aperta campagna.
«
Andate in Egitto», aveva detto l'angelo nel sogno e l'uomo
giusto prese la strada verso quel lontano paese.
- Guardiamo la carta, mamma.
- Sì tesoro, aprila: vedi? qui c'è Betlem, sotto c'è Hebron
e Bersabea che furono le prime due tappe del lungo viaggio.
- La prima sera dove arrivarono? - domanda Mariagrazia che sta
guardando la carta geografica insieme al fratello.
- A Hebron: lì pernottarono. Al mattino, mentre erano per
rimettersi in cammino, sentirono delle voci circa la strage di Betlem
e segretamente piansero.
Si affrettarono ad uscire dalla città e, dopo un altro giorno
di duro viaggio, giunsero la sera a Bersabea. Non si fecero troppo
notare: chissà che qualche sbirro di Erode non si insospettisse
per quel bimbo che fuggiva: meglio prendere subito la via del deserto.
Prima però fecero rifornimento di acqua e di pane biscottato:
per una settimana non avrebbero veduto altro che cielo infuocato
e sabbia scottante sotto i piedi.
- E la notte? - domanda Stefano.
- La notte dormivano stesi a terra, mentre anche l'asinello, stanco
e affamato, sognava i verdi pascoli di Nazareth.
- Povero Gesù - mormora la bimba.
- Sì, anche il bambino soffriva, perché voleva già soffrire
per noi uomini.
Finalmente, dopo otto giorni di deserto, giunsero al confine dell'Egitto
e, quando l'ebbero varcato, si sentirono al sicuro da ogni minaccia
di Erode.
- E dove si fermarono? - chiede ancora Stefano che con il ditino
sta seguendo sulla carta il viaggio di Gesù.
- Il vangelo non lo dice, ma quasi sicuramente vicino al Nilo,
nella terra di Jesse, dove avevano abitato i loro antichi padri,
quando
erano schiavi del Faraone.
- E per vivere? - insiste ancora Stefano.
- Avevano l'oro dei Magi; e poi S. Giuseppe avrà trovato un
po' di lavoro presso qualche falegname.
A questo punto Barbara, forse perché in litigio con gli angeli,
si sveglia di soprassalto e inizia la sua musica vocale.
- Eccomi, tesoro - dice mamma Caterina rivolta alla piangente -
e voi, andate a lavarvi, perché sento il babbo che sale le scale
e avrà fame. Domani sera torneremo in Egitto a far visita
al bambino Gesù.
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