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IL BOLLETTINO - Sacerdoti del Signore... benedite il Signore

Un’esperienza UNICA
5 gennaio 2006

E' motivo di gioia sempre nuova ricordare la propria vocazione, rivivere il memoriale di una storia d’amore fra la creatura e il creatore che interviene nella storia e chiama alcuni di noi per renderli suoi collaboratori. In questi giorni, pensando a cosa scrivere e ripensando alla mia vita e a com’è iniziata questa bella ed entusiasmante avventura con il vero Maestro notavo come tutta la mia esistenza sia stata e continua ad essere un continuo susseguirsi di chiamate piccole e grandi subito riconoscibili o velate, ma sempre con lo stesso soggetto chiamante: quel Dio padre e madre che dopo avermi dato la vita mi ha chiamato a viverla in pieno, al massimo, secondo un disegno che Lui ha pensato. Ed è grazie a questo Padre lento all’ira e grande nell’amore, a questo amico vero con l’A maiuscola se io ora mi trovo a vivere quest’avventura, questa ricerca, questo cammino, questa strada, questa scelta sacerdotale che mi ha tracciato attraverso le persone, gli amici, gli educatori che mi hanno aiutato a fare questa scelta nella piena libertà alla sequela del Figlio che mi chiama, quotidianamente, a non fermarmi al dato evidente, ai passi certi, ai traguardi facili, agli orizzonti a vista che si possono vedere ad occhio nudo a non pretendere di muovermi solo quando tutto è perfettamente chiaro, ma a lasciare che questo viaggio terreno abbia il suo passo e sia segno di un atto d’obbe-dienza al suo progetto d’amore.
Sempre in questi giorni riflettendo sull’ordinazione sacerdotale che mi vede più impegnato di fronte alla Chiesa, la mia mente è corsa al giorno in cui ho deciso di entrare in seminario, decisione che ho fatto inizialmente per curiosità e mosso anche da un’esperienza vocazionale che un seminarista fece, in questa parrocchia, in occasione della giornata mondiale delle vocazioni in cui disse che la vocazione non è un’avventura che l’uomo, un giorno, decide con la propria testa di intraprendere, ma è frutto dell’amore libero e gratuito di Dio. Queste parole mi colpirono e rimasero nella mia mente per un bel po’ di tempo, non facevo altro che pensare a quelle parole tanto che fecero nascere in me la voglia di fare quest’esperienza tutta nuova e diversa dalle altre. Esperienza tra l’altro che, all’inizio, non è stata facile perché mi ritrovavo in una città che non conoscevo, con nuovi amici che non conoscevo e poi il dover rispettare degli orari, delle regole e uno stile di vita diversi. Ma grazie all’aiuto degli animatori e questo grande e vero amico che si chiama Dio tutto è cominciato a farsi meno difficile e più chiaro tanto che, da quel momento ho cominciato a scoprire che avevo dentro di me le qualità, propensioni, aspirazioni e talenti che dovevo e devo ancora tuttora imparare ad investire sempre più. Tutto questo ha costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso e così ho scelto di vivere come un giovane che si sforza, in tutti i modi, i luoghi e le circostanze di vivere secondo il modello e il testimone per eccellenza, cioè Gesù Cristo che si è fatto uomo e servo degli ultimi. Su questa strada come su quella dei discepoli di Emmaus non sono mancate le notti oscure come anche i momenti di riflessione personale che sono stati e sono ancora decisivi, molteplici e provocatori tanto da suscitare in me la voglia di andare sempre più in profondità nelle questioni, nei dubbi.
In questi momenti, non vi nascondo che mi sono chiesto e continuo ancora a chiedermi perché proprio io? Sarò capace di fare ciò che Dio vorrà? A queste si affiancano tante altre domande che mi assalgono come un normale giovane che nella vita deve fare delle scelte. Ma sono queste domande, questi momenti, queste notti oscure, pertanto che mi fanno crescere e scoprire quella sorgente, quel roveto ardente che mi attira e mi contagia. Scopro, insomma, quel Dio che ferisce e poi risana, che castiga e richiama coloro che ama. In questi anni di formazione al sacerdozio cari amici, ogni giorno di più sto constatando come quest’esperienza di vita sia un primo FIAT, ciò però non significa OK a Dio, ma maggiore impegno nella vita di tutti i giorni fatta di gioie, di dolori e di confronto con gli altri che non sono sempre coloro che giudicano, ma che ti aiutano a crescere.
La vitalità, la spensieratezza, l’ab-bandono, la fiducia, la lealtà, la vita comunitaria sono tutti valori che mi hanno e continuano, ancora oggi, ad aiutare, formare e a vivere per le cose più importanti, a riflettere su cose utili per la mia vita, a riflettere, pensare maggiormente sulla mia esistenza prima di battezzato e poi di chiamato dal Signore a vivere al meglio il dono più grande che ci abbia potuto dare, cioè la vita. Dono che va speso per una causa utile poiché, come diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta: “Vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita. Vivere è assaporare l’av-ventura della libertà come un gabbiano all’ebbrezza del vento”.
Infine, su questa via, in questo cammino due strumenti sono stati vincenti: il primo è stato e continua ad esserlo la preghiera, che in questi anni si è rivelata come la medicina più efficace che mi ha aiutato a superare ogni situazione difficile della vita e del cammino di cristiano e di seminarista. Questo potente strumento più di ogni altro esistente, oggi, al mondo è l’unico (ve lo assicuro!) che mi ha dato e continua ancora a darmi serenità, tranquillità, energia e coraggio per poter affrontare tutte le tempeste della vita, tutte le salite e gli ostacoli di un mondo che pensa solo all’apparenza più che a essere. L’altro “strumento” di questo viaggio è stato quello dell’amicizia alla quale, se dovessi dare una definizione direi che è “un’isola felice”. L’avere qualcuno cui confidare un segreto, da cui imparare, la bellezza di capirsi alla prima risata, di cantare insieme la stessa canzone, di combinare qualche scherzo è una cosa bella che ti aiuta a crescere e relazionare meglio. Ma l’amicizia, a volte, è anche una spina nel fianco che ti spinge ogni giorno a lasciare il guscio e ad aprirti agli altri, fidarti e a sperare in loro, ma attenzione: è un nostro potere far prendere il volo ad una vera amicizia o farla affondare. Dico tutto questo non a caso o per la circostanza, ma perché in questi anni, mesi e giorni sperimento la bellezza estrema dell’amicizia, cammino non sempre facile, ma necessario per crescere; percorso con zone di luce e zone a rischio, ma esperienza sempre entusiasmante perché richiede forza, capacità creativa, capacità d’accoglienza e conduce verso mete di grande respiro!
Come non vedere, cari amici, in tutto quello che ci circonda e in tutte le nostre storie di vita la mano di Dio che ci guida, anche a nostra insaputa, e ci protegge continuamente? Dio non è assente, anzi, proprio quando sembra che sia assente è più presente di quanto noi possiamo pensare ed è in questi momenti che c’educa pazientemente con tanti segni rispettosi della nostra libertà, ma anche carichi di efficacia e c’insegna, attraverso coloro che ci circondano, come ciò che conta non è quanto si fa, ma quanto Amore si mette in ciò che si fa e si condivide con gli altri.
Coraggio amici! Dio è con noi, è la mappa vera che c’indica la strada, la via giusta. Coraggio, amici! Non abbiate paura e con le parole del nostro Papa Benedetto XIV vi dico: “Spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo! Concedetegli il diritto di parlarvi… Chi fa entrare Cristo nella propria vita non perde nulla, nulla, assolutamente nulla di tutto ciò che rende la vita libera, bella e grande. Siatene pienamente convinti: Cristo nulla toglie di quanto avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per la gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo” (Omelia per l’inizio del ministero di Supremo Pastore, 24 aprile 2005).
Buona strada a tutti amici!!!

don Emanuele Tupputi

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