ultima
parte de “Mane nobiscum Domine”
La via della solidarietà
27. L'Eucaristia non è solo espressione di comunione nella
vita della Chiesa; essa è anche progetto di solidarietà per
l'intera umanità. La Chiesa rinnova continuamente nella
celebrazione eucaristica la sua coscienza di essere "segno
e strumento" non solo dell'intima unione con Dio, ma anche
dell'unità di tutto il genere umano.(25) Ogni Messa, anche
quando è celebrata nel nascondimento e in una regione sperduta
della terra, porta sempre il segno dell'universalità. Il
cristiano che partecipa all'Eucaristia apprende da essa a farsi
promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte
le circostanze della vita. L'immagine lacerata del nostro mondo,
che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo
e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani
a vivere l'Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano
uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella
vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo
e di comunione.
A servizio degli ultimi
28. C'è ancora un punto sul quale vorrei richiamare l'attenzione,
perché su di esso si gioca in notevole misura l'autenticità della
partecipazione all'Eucaristia, celebrata nella comunità: è la
spinta che essa ne trae per un impegno fattivo nell'edificazione
di una società più equa e fraterna. Nell'Eucaristia
il nostro Dio ha manifestato la forma estrema dell'amore, rovesciando
tutti i criteri di dominio che reggono troppo spesso i rapporti
umani ed affermando in modo radicale il criterio del servizio: "Se
uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc
9,35). Non a caso, nel Vangelo di Giovanni non troviamo il racconto
dell'istituzione eucaristica, ma quello della "lavanda dei
piedi" (cfr. Gv 13,1-20): chinandosi a lavare i piedi dei
suoi discepoli, Gesù spiega in modo inequivocabile il senso
dell'Eucaristia. San Paolo, a sua volta, ribadisce con vigore che
non è lecita una celebrazione eucaristica nella quale non
risplenda la carità testimoniata dalla concreta condivisione
con i più poveri (cfr. 1Cor 11,17- 22.27-34).
Perché dunque non fare di questo Anno dell'Eucaristia un
periodo in cui le comunità diocesane e parrocchiali si impegnano
in modo speciale ad andare incontro con fraterna operosità a
qualcuna delle tante povertà del nostro mondo? Penso al
dramma della fame che tormenta centinaia di milioni di esseri umani,
penso alle malattie che flagellano i Paesi in via di sviluppo,
alla solitudine degli anziani, ai disagi dei disoccupati, alle
traversie degli immigrati. Sono mali, questi, che segnano - seppur
in misura diversa - anche le regioni più opulente. Non possiamo
illuderci: dall'amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine
per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli
di Cristo (cfr. Gv 13,35; Mt 25,31-46). È questo il criterio
in base al quale sarà comprovata l'autenticità delle
nostre celebrazioni eucaristiche.
CONCLUSIONE
29. O Sacrum Convivium, in quo Christus sumitur! L'Anno dell'Eucaristia
nasce dallo stupore con cui la Chiesa si pone di fronte a questo
grande Mistero. È uno stupore che non finisce di pervadere
il mio animo. Da esso è scaturita l'Enciclica Ecclesia de
Eucharistia. Sento come una grande grazia del ventisettesimo anno
di ministero petrino, che sto per iniziare, il poter chiamare ora
tutta la Chiesa a contemplare, a lodare, ad adorare in modo specialissimo
questo ineffabile Sacramento. L'Anno dell'Eucharistia sia per tutti
occasione preziosa per una rinnovata consapevolezza del tesoro
incomparabile che Cristo ha affidato alla sua Chiesa. Sia stimolo
ad una sua celebrazione più viva e sentita, dalla quale
scaturisca un'esistenza cristiana trasformata dall'amore.
Tante iniziative potranno essere realizzate in questa prospettiva,
a giudizio dei Pastori delle Chiese particolari. La Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti non mancherà di
offrire, al riguardo, utili suggerimenti e proposte. Non chiedo
tuttavia che si facciano cose straordinarie, ma che tutte le iniziative
siano improntate a profonda interiorità. Se il frutto di
questo Anno fosse anche soltanto quello di ravvivare in tutte le
comunità cristiane la celebrazione della Messa domenicale
e di incrementare l'adorazione eucaristica fuori della Messa, questo
Anno di grazia avrebbe conseguito un risultato significativo. Buona
cosa tuttavia è mirare in alto, non accontentandoci di misure
mediocri, perché sappiamo di poter contare sempre sull'aiuto
di Dio.
30. A voi, cari Confratelli nell'Episcopato, affido questo Anno,
sicuro che accoglierete il mio invito con tutto il vostro ardore
apostolico.
Voi, sacerdoti, che ogni giorno ripetete le parole della consacrazione
e siete testimoni e annunciatori del grande miracolo di amore che
avviene tra le vostre mani, lasciatevi interpellare dalla grazia
di quest'Anno speciale, celebrando ogni giorno la Santa Messa con
la gioia ed il fervore della prima volta e sostando volentieri
in preghiera davanti al Tabernacolo.
Sia un Anno di grazia per voi, diaconi, che siete da vicino coinvolti
nel ministero della Parola e nel servizio dell'Altare. Anche voi,
lettori, accoliti, ministri straordinari della comunione, abbiate
coscienza viva del dono che vi viene fatto con i compiti a voi
affidati in vista di una degna celebrazione dell'Eucaristia.
In particolare, mi rivolgo a voi, futuri sacerdoti: nella vita
di Seminario cercate di fare esperienza di quanto è dolce
non solo partecipare ogni giorno alla Santa Messa, ma anche indugiare
a lungo nel dialogo con Gesù Eucaristia.
Voi, consacrati e consacrate, chiamati dalla vostra stessa consacrazione
a una contemplazione più prolungata, ricordate che Gesù nel
Tabernacolo vi aspetta accanto a sé, per riversare nei vostri
cuori quell'intima esperienza della sua amicizia che sola può dare
senso e pienezza alla vostra vita.
Voi tutti, fedeli, riscoprite il dono dell'Eucaristia come luce
e forza per la vostra vita quotidiana nel mondo, nell'esercizio
delle rispettive professioni e a contatto con le più diverse
situazioni. Riscopritelo soprattutto per vivere pienamente la bellezza
e la missione della famiglia.
Molto infine mi aspetto da voi, giovani, mentre vi rinnovo l'appuntamento
per la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia. Il tema
prescelto - "Siamo venuti per adorarlo (Mt 2,2)" - si
presta in modo particolare a suggerirvi il giusto atteggiamento
in cui vivere quest'anno eucaristico. Portate all'incontro con
Gesù nascosto sotto i veli eucaristici tutto l'entusiasmo
della vostra età, della vostra speranza, della vostra capacità di
amare.
31. Stanno davanti ai nostri occhi gli esempi dei Santi, che nell'Eucaristia
hanno trovato l'alimento per il loro cammino di perfezione. Quante
volte essi hanno versato lacrime di commozione nell'esperienza
di così grande mistero ed hanno vissuto indicibili ore di
gioia "sponsale" davanti al Sacramento dell'altare. Ci
aiuti soprattutto la Vergine Santa, che incarnò con l'intera
sua esistenza la logica dell'Eucaristia. "La Chiesa, guardando
a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche
nel suo rapporto con questo Mistero santissimo".(26) Il Pane
eucaristico che riceviamo è la carne immacolata del Figlio: "Ave
verum corpus natum de Maria Virgine". In questo Anno di grazia,
sostenuta da Maria, la Chiesa trovi nuovo slancio per la sua missione
e riconosca sempre di più nell'Eucaristia la fonte e il
vertice di tutta la sua vita.
A tutti giunga, apportatrice di grazia e di gioia, la mia Benedizione.
Dal Vaticano, il 7 ottobre, memoria della B. Maria Vergine del
Rosario, dell'anno 2004, ventiseiesimo di Pontificato.
IOANNES PAULUS
PP.II
(25) Cfr. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 1.
(26) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile
2003), 53: AAS 95 (2003), 469.
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